Il moderno Palio delle Contrade si lega alle radici agresti di Artena ed ha mostrato nelle sue dieci edizioni un'indubbia vitalità e capacità di coinvolgimento degli artenesi che volentieri partecipano, ognuno a vario titolo ma sempre per la propria contrada, ai diversi giochi che lo animano nel corso della prima settimana di agosto. Si tratta, a volte, di competizioni d'ispirazione quasi contemporanea, ma anche di buone riproposizioni di antichi lavori agricoli, come nel caso della battitura del grano. Il nuovo millennio ha però portato l'esigenza di un passaggio dalla fase dell'apprezzabile spontaneità a quella della manifestazione fortemente caratterizzata. In sostanza è stata avvertita la necessità dell'innesto di quegli elementi unici ed irripetibili che possono venire solo dalla storia millenaria di Montefortino (l'attuale nome di Artena fu assunto nel 1873), al fine di rendere "unica" l'intera manifestazione per distinguerla dalle numerosissime similari, ormai presenti in ogni parte d'Italia. L'Amministrazione Comunale ha quindi affidato ad un gruppo di studiosi e specialisti il compito di redigere un progetto che realizzasse tali aspirazioni, basandolo su un'ampia ricerca storica sull'argomento. Il coordinamento del lavoro è stato attribuito ancora una volta all'Archivio Storico "Innocenzo III", che già nel decorso anno 2000 si è occupato della mostra e del relativo volume: "della Terra di Montefortino feudo dell'Ecc.ma Casa Borghese - II "notaro publico" Stefano Serangeli, storico e letterato (1654-1730)".
I FRUTTI DELLA RICERCA STORICA
La ricerca storica ha dimostrato l'esistenza, tra XVIII e XIX sec., di un Palio della Maddalena che era la manifestazione popolare legata alla Festa della santa protettrice di Montefortino, prevista già negli Statuti del 1468 tra le feste della comunità. Ma la presenza della Maddalena Penitente in loco è molto più antica, legata ad un lebbrosario a lei dedicato che sorgeva nei pressi dell'abitato e ricordato fin dal sec. XII, mentre successivamente la sacralità del sito si è perpetuata con un monastero femminile ed una cappella. La devozione popolare per la santa patrona, definita "Avvocata e Protettrice della nostra patria di Montefortino", ha quindi radici molto antiche e si lega, inoltre, ad un'origine assistenziale e solidale che fa davvero onore alla città e forse le rende anche giustizia per una cattiva fama, soprattutto ottocentesca, non sempre meritata. La documentazione settecentesca ha il merito di illustrarci l'organizzazione che presiedeva alla festa statutaria dell'epoca anche se non ne chiarisce il passato, pur essendo alquanto improbabile che, in precedenza, allo svolgimento dell'antica processione non si accompagnasse una vera festa popolare, di cui appunto la corsa del Palio era usualmente in moltissime città italiane la manifestazione più evidente e comune. Un comitato di ventuno Deputati o Connestabili eleggeva tra i propri membri, ad ogni vigilia di ricorrenza di S. Maria Maddalena, il Signore della Festa che li avrebbe coordinati di lì a due anni, "... acciò... che.. habbia.. tempo a provedere per quell'Anno che essercitarà la sua carica" ad ogni necessità, oltre "...alla compra de-Pallii per Lotta e Corsa". Anche nel più famoso dei Palii italiani, quello di Siena, i Deputati organizzavano l'intera manifestazione diretti da un Signore: era per tutti un notevole onore che però costava l'esborso di una non trascurabile somma necessaria a finanziare la festa. L'ultima notizia del "Palio nella corsa da farsi nel giorno di S. Maria Maddalena Protettrice" risale al 1823, quando il Gonfaloniere Giovanni Panara non ne permise lo svolgimento. Da allora, seguendo un destino comune in molte altre città, il Palio decadde e così finì quella che era stata la vera manifestazione popolare che chiudeva la celebrazione religiosa. Successivamente si è però sempre svolta, la solenne processione, accompagnata sovente da spari e tamburi, talora anche esagerati, al punto che simili "Feste Plateali" sollevarono nel 1825 la riprovazione di Leone XII il quale depennò loro i finanziamenti pubblici, ponendoli a totale carico dei " ricchi possidenti e volenterosi che avessero genio di proseguirle".
IL '600, ETA' DELL'ORO DI MONTEFORTINO
Questi in sintesi alcuni dei risultati forniti dalla ricerca, i quali, hanno anche condizionato e diretto l'intero progetto del Palio che dovrebbe svolgersi, con i suoi giochi, entro un contenitore secentesco; questo perché il Seicento rappresenta per Montefortino, dopo le tristi vicende connesse alla sua distruzione nel secolo precedente (1557), una sorta di età dell'oro. Infatti con l'acquisto nel 1614 del feudo da parte del Card. Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V, l'intero centro urbano fu riqualificato e perse le sue caratteristiche arcigne di fortezza per arricchirsi di numerosi ed importanti edifici monumentali, quali il palazzo baronale (risistemato nella sua attuale struttura unitaria), il palazzetto del Governatore, l'ampia, e scenografica piazza arditamente costruita a terrazza sulla valle del Sacco, l'arco trionfale con le armi borghesiane, l'Osteria. Tutte queste opere furono progettate dall'illustre architetto fiammingo Jan Van Santen (italianizzato in Vasanzio), mentre il Convento, con l'annessa Chiesa di S. Maria di Gesù vide l'intervento di un altro importante architetto: Giovan Battista Soria. Il Palio diverrebbe quindi l'occasione per realizzare una sorta di finestra su questo illustre passato, che grazie a rappresentazioni culturali, musiche, danze o ad altri argomenti della cultura materiale quali la stessa cucina, tornerebbe a vivere nello splendido e davvero unico scenario dell'antico centro storico interamente impercorribile dai veicoli.
IL TEATRO, LA MUSICA E LE DANZE DELLA FESTA BAROCCA
Quale migliore sintesi e quale maggiore forza emotiva del linguaggio teatrale e musicale dell'epoca per creare e rievocare la giusta atmosfera intorno allo stesso Palio! Artena, o meglio Montefortino vanta il raro privilegio di avere un repertorio di commedie barocche, alcune davvero notevoli e divertenti, nate dalla pregevole penna del più illustre dei suoi cittadini, Stefano Serangeli, e scritte proprio nel luogo in cui le si vorrebbe rappresentare: Il villano per amore, ad esempio, ha tutti i crismi dell'adattabilità a siffatti elementi. Da notare che molte delle commedie di questo autore furono pubblicate e rappresentate in vari teatri d'Italia; in particolare Il Creso re di Lidia inaugurò a Roma, nel 1715, il famoso Teatro Nuovo della Pallacorda, progettato e realizzato dall'architetto Nicola Michetti che di lì a poco, lavorò anche a S. Pietroburgo richiamatovi dallo Zar Pietro il Grande. Tutto questo tocca radici profonde e conduce ad una identità culturale soprendentemente forte. Quanto alla forza evocativa e coinvolgente della musica di quel periodo, basti riportare quanto ha scritto in proposito "The Dancing Times" : "Le giovani generazioni possono soprendersi nell'apprendere che i nostri predecessori avessero tale musica ritmica, e i nostri stessi avi potrebbero a loro volta sorprendersi di come e quanto la loro musica gioiosa possa essere apprezzata 400 anni dopo". Non a caso il fraseggio corto,la semplicità del materiale impiegato hanno un'energia e una coincisione inarrestabili: la forza del ritmo come la chiamava Cartesio! Occorrerà, ovviamente, distinguere tra la musica da eseguirsi durante il corteo storico, quali le "Intrade" di Alessandro Orologio (per sei strumenti uguali, 1597) ed il "Regina Coeli" di Francesco Soriano (musicista romano in stretto contratto con Paolo V) cantato da un coro polifonico sul segrato della chiesa del SS. Rosario, dove: "L'Arciprete di quel tempo d. Pompeo Pompa hebbe l'onore di baciarle il piede [di Paolo V]", ed appunto, la musica da destinare alle danze. Tra le quali: "Saltarello", consolidato nella tradizione popolare dell'Italia centrale dell XIV sec. fin quasi ai nostri giorni, la "Gagliarda", le "Branles", le "Farandole" ed eventualmente i "Buffons" che richiamano la "Moresca". Al riguardo, siamo già in possesso di alcune danze di autori italiani del periodo, trascritte in notazione moderna e sufficientemente adattabili a diversi tipi di organico strumentale. Tali danzee saranno eseguita da un gruppo di ballerini, tutti provenienti dalle contrade, accompagnati da molti dei musicisti che in precedenza avranno già suonato durante la caratteristica parata. L'esibizione dei danzatori, in abiti popolari al fine di evidenziare come l'importante evento fosse vissuto da tutte le fascie sociali, è prevista al termine del corteo nella "Villa Borghese", opportunamente attrezzata e completamente ridisegnata dal punto di vista scenografico. La musica dovrebbe dunque divenire la voce ed il sentimento del Palio: alle esecuzioni strumentali ed alle danze verrà infatti affidato un ruolo essenziale nel disegno globale, teso a riproporre una sorta di microcosmo barocco dal fascino irresistibile.
LA GASTRONOMIA
Tra il 1500 ed il 1600 avvennero importanti mutamenti nella lavorazione delle vivande. Già verso la fine del Medioevo era invalso l'uso della preparazione della pasta fatta con farina di cereali ed acqua che, proprio per la possibilità di conservazione, dette vita ad un cambiamento delle tradizioni culinarie nel nostro paese. Ma è con l'introduzione del rìso, del grano saraceno, del mais, dei pomodori, dei peperoncini, cui si aggiunsero per altro verso il tè, il caffè ed il cacao che si realizza in tutta Europa, tra '600 e '700, una vera rivoluzione alimentare che porterà, tra l'altro ad intesificare la produzione di zucchero e pertanto a modificare sostanzialmente anche la produzione dolciaria. E' a partire dal sec. XVI che si diffuse nella buona società l'uso di fornire ogni convitato di un piatto, un bicchiere, un cucchiaio, un coltello e, più lentamente, anche di una forchetta, senza, ovviamente dimenticare il tovagliolo. In questo contesto si inserisce la nostra rievocazione che puntando su poco noti documenti provenienti dall'archivio "del Signor Marchese Cavalletti" e su un'ampia documentazione relativa alla specifica produzione alimentare di Montefortino, vuole ricostruire fedelmente le mense imbandite nel 1615 in onore di Sua Santità Paolo V. La "Terra di Montefortino" produceva cereali, come: frumento, orzo, miglio; legumi, quali: fagioli, lenticchie, piselli, fave, cicerchia e ceci;ortaggi vari, tra cui le immancabili cipolle e poi castagne, noci, fichi, uva, formaggi e ricotta. Mentra abbondavano maiali,pecore,capre,pollame oltre alla stessa selvaggina, sia da pelo che da penna (pernici,piccioni,palombacci,tordi,ecc), che veniva arrostita con trito di cipolla,aglio e pancetta ed erbe varie; allora non era diffuso il consumo della carne di manzo. Non mancava,poi, il pesce proveniente dal lago di Giuliano che forniva tinche e grossi lucci. La carne era consumata lessa od arrosto con aggiunta di grassi,erbe aromatiche e spezie,che avevano il compito di rendere appetibili le vivande ed eliminare eventuali non gradevoli sapori dovuti alla poca efficacia delle tecniche di conservazione dell'epoca. La maggiore difficoltà di realizzazione delle antiche ricette risiede nel fatto che molte di esse, riproposte oggi tali e quali, potrebbero incorrere in vari problemi,non ultimo un gusto troppo lontano dalle nostre abitudini. Comunque, abbiamo cercato di superare queste difficoltà, tenendo conto del fatto che il rispetto della verità storica è il vero filo conduttore di tutto il progetto il cui obiettivo è, innanzitutto in pieno raggiungimento dell'atmosfera di quel lontano giorno di 386 anni fa. Uno degli eventi attraverso cui verrà perseguito tale fine è, ad esempio, la suggestiva cena in costume dell'epoca, dei Deputati della Festa, nel corso della quale - alcuni giorni prima del Palio - essi eleggeranno il Signore, mentre numerosi ed importanti ospiti intervenuti avranno modo di gustare le pietanze secentesche, trovandosi immersi in un ambiente fortemente evocativo grazie anche alle già citate musiche e danze barocche.
L'ARRIVO DI PAOLO V A MONTEFORTINO
Fermo restando lo svolgimento degli attuali giochi, è al corteo, rivisto integralmente ed innestato su basi storiche certe e documentabili, quali, in particolare, la visita di Paolo V nel 1615 che viene affidata la Prima Pagina. Il papa si mise in viaggio con la sua corte "...ivit ad terram Montis Fortini in Latio sitam", lo accompagnavano oltra al Cardinal Nepote e suo Segretario di Stato Scipione Borghese, anche il Principe di Sulmona Marcantonio Borghese, sei cardinali, i dignitari della Camera Segreta, gli Ufficiali Comuni, la Guardia Svizzera, i Cavalleggeri ed i palafrenieri. Il corteo, condotto da ben centoventi cavalli e numerosi muli, con alcune carrozze e qualche carro, partì dalla villa pontificia di Mondragone (Frascati) e, passando per Camaldoli, imboccò la via Latina direzione Sud-Est, percorrendo un tragitto di dodici miglia fino all'antica piazza medievale di Montefortino. Era raro che un simile avvenimento si svolgesse lontano dalle mura di Roma, e furono pochi i paesi del Lazio che assistettero nel Seicento a questo spettacolare passaggio, spesso salutato dallo scoppio di mortaretti, delle Ave Maria e dalle fanfare: Montefortino fu, appunto uno di questi luoghi. Su questo importante evento la ricerca ha fornito una preziosa e dettagliata documentazione, oltre ad un manoscritto ricco di notizie e di vari disegni, redatto da un anonimo topografo del seicento :"Descrizzione della strada, che da Mondragone conduce alla Terra di Montefortino fatta nel tempo, che vi si portò...Papa Paolo V". Tutto questo ci permette di identificare molti dei personaggi al seguito del papa, ricostruendo anche alcune particolarità della giornata. Il già sontuoso corteo storico verrebbe quindi completato dalle magistrature cittadine quali il Governatore, il Barigello, i Priori, i Grascieri, I Consultori, i Consiglieri della Comunità, oltre ovviamente ai Deputati delle dieci Contrade, ai Confratelli vestiti con i sacchi delle Confraternite del Sagramento, del Gonfalone e dell'Orazione e Morte ed a numerosi Borghesi e Popolani di Montefortino. Una folla di non meno di 500 "figuranti"!
I COSTUMI
"..tutto il saper consiste nell'abbellirsi." Salvator Rosa, satira IV el seicento uno degli spettacoli più usuali a Roma era rappresentato sicuramente dal Papa con il suo seguito di viaggio. Anche solo lo spostarsi da una basilica all'altra, era sottolineato da un fasto e da uno sfarzo imponenti, come si osservava in alcuni quadri di Tassi o di Miel, o nelle interminabili processioni raffigurate minuziosamente in numerose incisioni. Agli occhi dei contemporanei il corteo era mondano e solenne allo stesso tempo: alla porpora delle vesti e dei larghi cappelli dei prelati e dei cardinali che come un blocco compatto si muovevano in carrozza o a cavallo, facevano pedant le variegate uniformi degli Svizzeri armati con le alabarde e gli archibugi, mentre la maggiorparte dei gentiluomini ostentava abiti alla moda, dalla foggia francese o spagnola. Un certo numero di chierici infine, su muli ma anche a piedi, con le loro sottanine bianche, completava questo formidabile affresco, che aveva al centro la carrozza o la lettiga del Pontefice, anche lui in tenuta da viaggio. L'arrivo di Paolo V e del suo seguito fu sicuramente l'occasione per i nobili del luogo e per le loro signore di sfoggiare gli abiti della festa. Questi ultimi avrebbero rispolverato quel giorno i loro costumi tradizionali, con quella ruvida fierezza immortalata nei propri dipinti da un Georges de La Tour o da un Velazquez. Non parliamo poi della variopinta folla di mendicanti e bambocci che - immancabilmente - si accalcava in queste occasioni, con disagio dei borghesi e dei professionisti che, a volte ostentavano il proprio abito professionale, e quindi non era raro vedere spuntare la severa toga di un notaio o di un avvocato, appena ravvivata da un grande collare rettangolare di tela bianca, oppure un uomo d'armi, con il cappello piumato ed il giuppone ricamato, aperto spavaldamente sul petto, con le maniche e il collare ricamati al tombolo. Alcune delle preziose maniche di seta ricamate dalle donne, dal valore di decine di scudi, si poterono vedere solo quel giorno, dato che la maggior parte delle maniche del tempo si allacciavano a parte. Come diceva un guardarobiere del tempo,tre erano i generi del vestire : il vestir di gala,ossia di festa, il vestir da città ed il vestir da viaggio, e divideva gli ultimi due in vestir ordinario e straordinario. Il vestir da città straordinario, raccomandato in occasione di "solennità di nozze, di giorni natalizi, di venute di principi", non ammetteva altro colore che il nero. E così si presentarono i borghesi di Montefortino, con i loro ferraioli scuri, i calzoni legati da eleganti poste al ginocchio, con il cappino sulle spalle ed il cappello a larghe tese in mano, mentre il popolo indossava un vestito simile al loro nel taglio, ma di lana grezza, addirittura spesso persino privo di colore. Erano le scarpe però a mostrare le maggiori differenze: accanto agli zoccoli di legno dei popolani, ai leggeri borzachinetti bianchi in pelle, legati con lacci alle caviglie del ceto medio (simili quasi alle scarpette di una ballerina), i cardinali a cavallo e gli uomini d'arme sfoggiavano grossi stivali, dal tacco alto e dalla punta larga, mentre le nobildonne avevano i loro problemi per rimanere in equilibrio sugli altissimi tacchi delle loro calzature di corda o legno, come hanno stigmatizzato i moralisti del tempo, insieme al gusto effeminato della moda maschile. Lungo il percorso della processione papale si raccoglieva insomma tutta la società del Seicento italiano, e ogni partecipante sapeva come il proprio abito lo qualificasse e rendesse riconoscibile il suo status, anzi gli assegnasse una parte in quel complesso cerimoniale che si stava svolgendo. Il costume e la moda, per decenni ignorate dagli storici per la loro natura effimera, diventano quindi una chiave indispensabile per la piena comprensione del fatto storico, e chi si impegna nella sua ricostruzione non può esimersi da un'indagine filologica che parta dai tessuti fino a toccare i più minuti accessori, quali, ad esempio, le bellissime collane di perle dipinte da un Caravaggio al collo delle sue Maddalene. Ricostruire il passaggio di Paolo V significa quindi, per parafrasare la felice espressione di Giovan Battista Passeri, aprire una finestra sul mondo, su quel mondo. A Montefortino non passò in quel giorno soltanto il corteo di Paolo V con suo nipote Scipione Borghese; in un certo senso, passò la Storia.
IL PERCHE' DI UN IMPEGNO
È, quindi, al fascino di questi bellissimi costumi e dei loro corredi - attualmente in fase di realizzazione con la partecipazione della soc. Costumalia di Monteleone di Orvieto, peraltro apprezzata azienda collaboratrice a numerosi ed importanti cortei storici in tutta Italia -, ai ritrovati e splendidi colori degli antichi vessilli, all'incedere maestoso dei cavalli, al suono dei tamburi ed allo squillo delle chiarine che sarà affidata l'arte di evocare una magica atmosfera, capace di proiettarci all'indietro di quattro secoli. Un grande progetto, decisivo per lo sviluppo del sistema culturale e turistico del territorio che realizzi una felice sintesi e sia capace di coinvolgerci, proprio perché l'uomo non è semplicemente il prodotto di se stesso. Certo tutto questo richiederà l'impiego di risorse davvero notevoli in un arca pluriennale, ma riteniamo in tutta onestà che valga davvero la pena di farlo perché ancora una volta è "...la verità, la cui madre è la storia, emula del tempo, archivio delle azioni, testimone del passato" quella che conduce faticosamente, magari anche con estrema difficoltà, a rintracciare ed amare profondamente la propria memoria collettiva, patrimonio essenziale di ogni generazione che voglia affrontare con adeguatezza la difficile realtà. È appena il caso di accennare al fatto che, una volta raggiunto l'optimum del progetto, sarà necessario sostenere il tutto con una valida promozione, capace di catalizzare su Artena l'attenzione dei mass-media e, quindi, di una vasta platea di persone e di istituzioni, forse non solo italiane. Sarebbe così assicurato un notevole incremento turistico e, quindi, anche economico alla collettività, considerata anche la prossima realizzazione dell'Eden italiano dei divertimenti a Valmontone.