Quale sia stato il nome originale di Artena non si sa. Alcuni scrittori, come il Teoli ed altri, vogliono che la città costruita sul Piano della Civita, si chiamasse Vitellia, Eccetra, Corbio, Ortona e Artena. Dai resti rinvenuti, come cocci di terracotta, cunicoli, anfore ed altri oggetti, farebbero pensare che l'antica Artena fosse del VI secolo avanti Cristo. Dalla superficie del terreno possiamo immaginare che l'antica Artena fosse grande e popolata nonchè abbellita da una grande piazza che tuttora si chiama Piazza dell' Imperatore.
Con il tempo gli abitanti del Piano della Civita si spostarono verso S. Maria e precisamente nell'anno 1151 assunse il nome di Montefortino. Esso confina con Giuliano ora Giulianello, Velletri, Torrecciola, Cisterna e Cori, dalla parte di Occidente confina con Lariano, Roccamassima, Colleferro, Valmontone, Palestrina e tenuta di Tagliente. In questa tenuta furono trovati frantumi di antiche fabbriche, tegole, statue mozze, frammenti di marmi lavorati e residui di sepolcreti. La tenuta si chiama tagliente prhcè la sua strada fu tagliata in croce da un'altra via che, diramata dalla Prenestina, attraversava la Labicana e la Latina e questo taglio ha dato origine alla denominazione tagliente. I primi signori di Montefortino furono i Conti di Tuscolo che governarono il paese fino all'anno 1193. Nel 1200 il Castello di Montefortino passò ai Conti di Segni che stettero sempre in guerra con Federico II, fino a che il Castello, dopo una lunga e sanguinosa lotta contro le truppe dell' Imperatore, cadde nelle sue mani. Questi, per vendicarsi della resistenza accanita opposta dai Montefortinesi, decise di distruggere il paese e d' impiccare i pochi rimasti vivi. Impossibile immaginare una crudeltà di questo genere che suscita orrore e sdegno. Il Papa Gregorio IX, informato dell' accaduto morì per il grande dolore.
Montefortino rimase feudo della famiglia dei Conti nonostante le continue lotte tra i fratelli Giovanni e Stefano per la divisione dei loro beni. La questione venne risolta da Stefano Colonna che assegnò il Castello di Montefortino a Nicola, cugino di Giovanni e Stefano. Verso la fine del 1400 e i primi 1500, il Castello di Montefortino passò ai Colonna ma la sorte del paese non migliorò ma anzi peggiorò in quanto i Colonna, con a capo il Cardinale Pompeo Colonna, si misero contro il papa Clemente VII. Proprio nel periodo che va dal 1500 al 1560 Montefortino fu occupato e distrutto ben 3 volte e tutto questo per l' attaccamento che i Montefortinesi avevano per i signori Colonna. Ma la più grande distruzione avvenne nel 1557 allorquando il capitano Orsini mandò a Montefortino un battaglione di soldati che furono massacrati dai Montefortinesi nascosti nelle siepi. Il Papa Paolo IV, messo al corrente del fatto, ordinò la distruzione totale del paese, che avvenne con fuoco e piccone, e ordinasse il massacro dei suoi abitanti. Povere vite umane spente senza mai godere un ora di pace !
Da tutte queste sofferenze e tribolazioni si deduce chiaramente il carattere fiero, risoluto, aspro e duro degli artenesi per cui come dice il Marocco "in questo paese conviene reggersi bene in piedi perchè a prima vista si ravvisa in questo popolo un affare deciso e sostenuto, anzi negli uomini vi sono fisionomie talmente marcate che fanno qualche impressione allo straniero." Oggi grazie a Dio, il carattere degli artenesi è, in parte, cambiato per il continuo contatto che si a con il mondo del lavoro e con persone di varie categorie per cui "lo straniero" subito nota nell' artenese simpatia e cordialità.
Signore di Montefortino rimase Marzio Colonna che si caricò di debiti tanto che suo figlio Pier Francesco, nell' anno 1614, fu costretto a vendere il Castello alla famiglia Borghese e precisamente al Cardinale Scipione Borghese nipote di Paolo V. Indescrivibile la gioia che provò il popolo di Montefortino di passare sotto la famiglia Borghese. Trovò subito un grande sollievo ed un grande vantaggio economico. Le tasse vennero sospese, le pene vennero ridotte e per loro venne aperto un mercato. La famiglia Borghese è sempre stata per Montefortino una grande benefattrice!
E' opera del Cardinale Scipione Borghese l'arco trionfale costruito con merli di tufo sui quali , poggiano le grosse palle di pietra tiburtina. L'autore del progetto è Martino Longo e la costruzione avvenne nel 1620. E' opera del Cardinale Scipione Borghese la magnifica piazza della Vittoria che sembra una loggia dove si godono meravigliosi panorami. E' opera del Cardinale Scipione Borghese l' Asilo Infantile donato alle Figlie della Carità. E' opera del Cardinale Scipione Borghese il Palazzo Principesco che è uno dei migliori palazzi della zona. E' opera del Cardinale Scipione Borghese la chiesa ed il convento dei Padri Francescani. Era tanta la stima e la devozione che il Cardinale Scipione Borghese aveva per i Frati di S. Francesco che, nel convento stesso, si fece costruire un appartamento per passare alcuni giorni dell'anno in compagnia dei religiosi. Lo zio Paolo V spesso veniva a Montefortino a visitare il castello ed intrattenersi con il suo nipote. Il Cardinale Scipione Borghese moriva nell' anno 1633 all' età di anni 61 lasciando grande rimpianto. il suo corpo riposa nella Cappella Borghesiana di S. Maria Maggiore.
Al Cardinale Scipione Borghese successe il suo nipote Don Marcantonio Borghese che nel 1656 dovette molto lottare per la peste venuta dalla Spagna. Per la circostanza furono costruiti alcuni lazzaretti per isolare gli appestati, ma i morti furono tanti. Tutta la popolazione, capitanata dai sacerdoti, si diede da fare per l'assistenza ai poveri appestati ed alcuni di essi morirono. Nel 1657 il Principe Giovanni Battista Borghese, per acquistare il diritto di patronato, ricostruì la chiesa di S. Croce, governò con grande prudenza e saggezza il popolo e nell' anno 1680 fece un' ordinanza per Montefortino che fu approvata dal Consiglio e firmata da lui stesso. In questo periodo di tempo e precisamente il 4 novembre 1662 nasceva a Montefortino una stella che avrebbe illuminato il mondo. Quella stella era il PADRE GIROLAMO DA MONTEFORTINO gloria, onore e vanto del nostro paese nonchè dell' Alma Provincia Romana Francescana.
Estratto dal libro "Colleggiata di S. Croce" di Don Amedeo Vitelli